I diari della settimana In primo piano

DIARIO DELLA SETTIMANA DAL 12 maggio

Vittoria
Come tutte le guerre, anche quella tra Russia e Occidente che vede coinvolta l’Ucraina, ripropone nelle parole pronunciate dai maggiori esponenti delle potenze che si confrontano, il culto della vittoria come esito della guerra in corso di cui ogni giorno vediamo morti e distruzioni. Putin ha invaso l’Ucraina con la certezza della vittoria. Stoltenberg, Segretario della Nato, ha dichiarato: “L’Ucraina può vincere questa guerra”. Che la volontà degli USA sia quella di prolungare la guerra fino al raggiungimento della vittoria finale è confermato anche dal voto della Camera statunitense che ha disposto aiuti in armi e assistenza all’Ucraina per 40 miliardi di dollari. Pure Zelensky punta alla vittoria. Non una parola per fermare la guerra, per aprire un dialogo. Ma nessuno vince, la guerra è sempre una tragedia, una sconfitta dell’umanità, e restano fiumi di odio e vendette. Faremmo bene a sbarazzarci di questo obbiettivo se vogliamo evitare la terza guerra mondiale.
——-
E nella sua saggezza un vecchio contadino mi confessava che lui non capiva come poteva continuare la guerra… non era meglio fermare la guerra a costo di accettare di averla persa: «Perché così crescono i morti, E con loro muoiono o sono distrutte le loro storie, le loro famiglie, i loro amori, i loro legami, il loro vivere su questa terra». Non posso non evocare la vicenda di Geremia, il profeta biblico del IV secolo a.C.: quando i babilonesi, una potenza imperiale totalitaria, aggrediscono e invadono Israele scoppia la guerra, ma il profeta Geremia per fermare il massacro chiede di non continuarla ma di trattare con l’occupante. Questo appare una resa scandalosa e i cosiddetti “profeti di pace”, che in nome della pace chiedevano di proseguire la guerra e ricevere armi dalla potenza occidentale, l’Egitto, definiscono Geremia collaborazionista con il nemico, traditore, fino a provocarne l’arresto e l’imprigionamento in una cisterna. Il profeta, proprio per amore di Israele, giudicava che continuare la guerra portasse a una carneficina, una strage più grande, ma finì per essere considerato un nemico del popolo d’Israele. Non fu ascoltato, fu addirittura ucciso, e Gerusalemme andò verso la catastrofe, la prima Shoah, quando la spada, la fame, la sete fecero della città un deserto e una rovina. Un sacrificio vano. La vicenda di Geremia ci può insegnare qualcosa su ciò che oggi sta accadendo. Perché se ci sarà una vittoria tra Ucraina e Russia sarà la più grande sciagura che ci possa capitare. Non ci saranno vincitori ma terre desolate, popolazioni decimate dalla morte. Una pace imperfetta, anche come sospensione della guerra, è certamente più umana di una vittoria proclamata ma non reale, una vittoria che può portare allo scontro atomico. (9.5.2022 – da: il conflitto visto dai contadini di Enzo Bianchi)
——-
il 4 novembre 1918 a conclusione della prima guerra mondiale, il comandante supremo dell’esercito italiano Armando Diaz, proclamò la vittoria. In realtà fu una carneficina. La fine della guerra non pacificò il Paese, ma fu l’inizio di nuovi conflitti sociali e politici che nel giro di pochi anni portarono l’Italia al fascismo. Nei decenni successivi la Grande Guerra fu assunta dal fascismo come proprio mito fondativo, e il proclama della Vittoria, conobbe una vastissima popolarità. Il suo testo, fuso nel bronzo delle artiglierie catturate al nemico, venne esposto in tutte le caserme d’Italia dove tuttora è visibile, e venne poi immortalato sui monumenti, sulle facciate dei municipi, nelle scuole, nei libri scolastici, e letto, insegnato e imparato a memoria da generazioni di italiani. Quella “Vittoria” contraddistingue tante piazze di grandi e piccole città italiane.
——–
“La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: “Vincere! E vinceremo!”, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo”. (Mussolini il 10 giugno del 1940)Diario dal 12.5.2022
Uccisa Shiren Abu Akleh,giornalista di Al Jazeera da colpi di arma da fuoco dell’esercito israeliano mentre documentava un’operazione delle forze armate israeliane nel campo profughi di Jenin. Nonostante i giornalisti avessero ben visibile la scritta Press. Purtroppo, quando si tratta di Israele, non c’è alcuna volontà politica di chiedergli conto dei suoi crimini e dei suoi attacchi ai giornalisti e alla stampa”. La principale organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem. Human Rights Watch ha detto. “La realtà è che non c’è responsabilità per questo tipo di abusi quando si tratta di azioni da parte delle autorità israeliane”.

13 maggio

  • Volerelaluna – L’Italia e i migranti. Parola d’ordine: bloccare gli ingressi di Giovanni Palombarini – Aperta da decenni e strumentalizzata da molti, la questione migranti non è al centro del dibattito politico. Dichiarazioni commosse per tanti morti, buoni propositi per i futuro, e poi, progressivamente, il silenzio, in attesa di altre tragedie. Si va avanti così ormai da molti anni. Bossi e Fini, Maroni e Castelli sono nomi lontani, ma continua la loro politica, continuano le stragi. Migliaia di persone in fuga vengono catturate da imbarcazioni libiche pagate dal nostro governo e riportate in lager dove è noto a tutti, anche al nostro presidente del consiglio e ai nostri ministri, anche alla generalità dei media, che le persone subiscono trattamenti disumani e degradanti. Di filmati di denuncia gli italiani ne hanno visti ormai molti, quindi sono perfettamente informati. E poi c’è la questione, evidenziata in particolare dalle numerose tragedie in mare, dei mancati salvataggi, cioè, più propriamente, dell’assenza, dalla chiusura di Mare nostrum in poi, di qualsiasi piano organizzato finalizzato al salvataggio di chi rischia di affogare per fuggire dal suo paese. Dobbiamo rassegnarci? E invece sono in molti a pensare che un nuovo modello di accoglienza sia possibile; anzi, necessario.
  • Open Arms – Terza udienza del processo Salvini: tra misteriosi video della Marina militare, improvvise amnesie e interpretazioni stravaganti delle Convenzioni internazionali, la ricostruzione di quei giorni dell’agosto 2019.
  • Open Arms – è salpata per prestare soccorso ai naufraghi ma anche per monitorare, testimoniare e denunciare quanto avviene nel Mediterraneo centrale, Astral, la nuova nave della Ong Open Arms.
  • il venerdi – La pace piange di Tomaso Montanari – Tra potenze nucleari non ci sono guerre giuste: perché non ci possono essere vincitori, solo macerie radioattive. E nessuno a piantarci una bandiera sopra. E il Papa è quasi il solo a dirlo.
  • Il Fatto Quotidiano – “Vincere”: il conto arriva alla fine di Domenico Gallo – La Nato impone la linea, non della sovranità di Kiev, ma della sconfitta della Russia. Tenendo in questo modo l’Europa sotto schiaffo. E allungando i tempi – e la scia di morte – del conflitto

15 maggio

  • Domani – Nella Guantanamo polacca dove muore l’accoglienza – Mentre Varsavia apre le porte agli ucraini in fuga, continua a tenere in trappola gli altri migranti. I minorenni che fuggivano dall’Afghanistan dopo la presa dei talebani si ritrovano insultati dalle guardie. Agli eurodeputati, e non solo, è rifiutato l’accesso. Le scelte sono del governo polacco ma fondi e complicità sono europei.
  • Fanpage – Egitto viola i diritti umani ma noi non smettiamo di vendere armi al Cairo e cooperare con i loro 007
  • Il manifesto – La lingua biforcuta della guerra di Marco Revelli – lingua biforcuta appare quella del Presidente del Consiglio italiano, che da una parte afferma che “le persone pensano che cosa possiamo fare per portare la pace“ (e a ognuno viene in mente, finalmente, la diplomazia vivaddio!) ma poi, dall’altra, emana un ennesimo decreto extraparlamentare per spedire sul campo di battaglia nuove “armi pesanti”

16 maggio

  • Mediterranean Hope – In queste ore ci sono più di mille persone nell’hotspot di Lampedusa, più del doppio della capienza massima della struttura. Chiediamo che sia garantita un’accoglienza dignitosa per tutte e tutti i migranti

17 maggio

  • mosaico di pace – Il nuovo presidente di Tonio Dell’Olio – Se ne parla sì, ma quasi a mezza voce, quasi con pudore. Claudio Graziano, il generale che fu Capo di Stato maggiore in Italia e fino al primo giugno è presidente del Comitato militare dell’Unione europea, è stato nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione di Fincantieri. Graziano è il vertice dei vertici militari che, ancora prima di smettere la divisa, le sue decorazioni e le sue funzioni, si mette al servizio della produzione militare. Sarebbe più esatto dire che mette al servizio della produzione e della vendita di armi la sua potente conoscenza della rete militare europea e mondiale. Una sorta di rappresentante di commercio invidiato da tutti. E, si badi bene, nessuno ha sollevato conflitti di interesse o questione di stile o, meglio, di opportunità. Semplicemente per tutti è normale che una multinazionale che costruisce tanto navi da crociera e yacht, quanto navi da guerra e sommergibili, scelga un militare d’altissimo rango in congedo come suo presidente. Non sembra difficile prevedere come si orienterà la produzione della multinazionale delle navi. Ancora una volta non si tratta di un investimento di pace. La guerra ancora in corso alle porte d’Europa ha aperto nuove potenzialità “commerciali”
  • Il manifesto – Guerra ucraìna, il sogno oppure l’incubo di Luigi Ferrajoli – C’è il rischio di un conflitto nucleare. Urge, secondo la Carta Onu, che le potenze occidentali affianchino l’Ucraina in un negoziato con vera volontà di pace e con lo spirito di Helsinki 75
  • Il manifesto – Armi da fuoco, il nodo non è solo il “lupo solitario” di Giorgio Beretta – il suprematista di Buffalo che ha ucciso dieci persone, ha dichiarato di essersi ispirato a Luca Traini, il simpatizzante della Lega che nel febbraio del 2018 a Macerata ha sparato all’impazzata dalla sua auto contro gli immigrati: un tentativo di strage “ispirato da ideologie nazifasciste” e “aggravato dall’odio razziale”, ha sentenziato la Cassazione.. Quanti altri, animati da ideologie nazifasciste, ce ne sono in Italia? Nessuno lo sa.

18 maggio

  • il Riformista – La guerra ha già un vincitore: l’industria delle armi. Intervista a padre Alex Zanotelli
  • Avvenire – Ancora senza porto la nave Geo Barents dove poter sbarcare i 470 naufraghi a bordo, tra cui molti bambini.